PARCO ARCHEOLOGICO DI POMPEI

PARCO ARCHEOLOGICO DI POMPEI

Il Parco Archeologico di Pompei è un Istituto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo dotato di autonomia speciale ed esercita le sue competenze nell’ambito della tutela, della conservazione e della fruizione pubblica.L’ Istituto ha competenza territoriale, oltre che sull’area archeologica di Pompei, su altri istituti e luoghi della cultura e altri immobili e/o complessi, quali: Antiquarium di Boscoreale (Napoli); Area archeologica di Villa Sora – Torre del Greco (Napoli); Castello di Lettere (Napoli); Parco archeologico di Longola — Poggiomarino (Napoli); Ex Real Polverificio borbonico — Scafati (Salerno); Reggia del Quisisana — Castellammare di Stabia (Napoli); Scavi archeologici di Oplontis — Torre Annunziata (Napoli); Scavi archeologici di Stabiae — Castellamare di Stabia (Napoli); Sito archeologico di Villa Regina — Boscoreale (Napoli).

Nel cuore della moderna città di Torre Annunziata sono visibili imponenti resti archeologici riferibili al sito della antica Oplontis, toponimo attestato unicamente nella Tabula Peutingeriana, copia medioevale di un’antica mappa relativa alle strade esistenti in Italia all’epoca dell’Impero Romano. In questa carta il sito di Oplontis è messo in connessione con alcune strutture ubicate tra Pompei ed Ercolano.

Dal 1997 gli scavi di Oplontis rientrano tra i beni che l’UNESCO ha iscritto nel “Patrimonio dell’Umanità”. Essi comprendono consistenti parti di edifici che sorgevano in una zona suburbana ad ovest di Pompei. Di particolare rilievo è una grande villa residenziale, non interamente riportata alla luce, risalente alla metà del I secolo a.C. e ampliata nella prima età imperiale, attualmente l’unico monumento visitabile. In antico la villa era affacciata a picco sul mare in posizione panoramica ed era dotata di splendidi apparati decorativi di cui si conservano eccezionali testimonianze. Appartenne forse a Poppaea Sabina, seconda moglie dell’imperatore Nerone, o alla sua famiglia, in base ad un’iscrizione su anfora menzionante un suo schiavo o liberto. Al momento dell’eruzione l’edificio doveva essere disabitato ed in corso di ristrutturazione.

Poco distante dalla lussuosa villa “di Poppea” sorge l’altro principale complesso di Oplontis, la villa rustica attribuita a Lucius Crassius Tertius, il cui nome compare su un sigillo in bronzo rinvenuto durante lo scavo. Costruita verso la fine del II secolo a.C. e successivamente ampliata, si sviluppa intorno ad uno spazio centrale circondato da un colonnato su doppio ordine in tufo grigio. Al piano terra si disponevano i locali adibiti allo stoccaggio delle merci e al deposito delle anfore vinarie, mentre al piano superiore era collocato il quartiere abitativo destinato al proprietario. Almeno 54 individui trovarono la morte tra le sue mura nel tentativo di ripararsi dalla furia dell’eruzione; alcuni portarono nella fuga gli oggetti più preziosi, una gran quantità di monete d’oro e d’argento e molti gioielli di finissima fattura.

Altre testimonianze dell’antica Oplontis sono riemerse nel corso del tempo dal tessuto urbano moderno, tra esse si segnalano in particolare gli ambienti termali presso Capo Oncino, al disotto delle attuali Terme Nunziante, e i recenti rinvenimenti di via Andolfi, che hanno restituito importanti tracce archeologiche ed epigrafiche relative al suburbio pompeiano.

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